Liceo Statale Giorgio De Chirico
Un progetto sull'intelligenza artificiale a servizio dell'insegnamento, non al suo posto.
Gianni Rodari · 1961
Un giorno un tipo strano bussò alla nostra porta: un omino buffo, alto a malapena due fiammiferi. Portava una borsa più grande di lui.
«Ho delle macchine da vendere. Ecco, questa è una macchina per i compiti. Premi il pulsante rosso per risolvere i problemi, il pulsante giallo per scrivere i temi, il pulsante verde per imparare la geografia: la macchina fa tutto da sola in un minuto.»
«Comprala per me, papà!» dissi. «Va bene, quanto vuoi?» «Non voglio soldi», disse l'omino, «ma in cambio della macchina voglio il cervello di tuo figlio.»
«Senta, signore», disse l'omino sorridendo. «Se la macchina fa i compiti, a cosa serve il suo cervello?»
L'omino prese il mio cervello e lo mise in una piccola borsa. Come ero leggero, senza cervello! Così leggero che iniziai a volare per la stanza, e se papà non mi avesse preso in tempo, sarei volato fuori dalla finestra.
«Dovrà essere rinchiuso in gabbia. Non ha più cervello. Se lo lasci vagare in giro, volerà nel bosco come un uccellino, e in pochi giorni morirà di fame.»
Papà mi rinchiuse in una gabbia, come un canarino. Le sbarre mi stringevano così forte che… alla fine, mi svegliai spaventato.
Grazie al cielo era solo un sogno!
Vi assicuro, ho subito iniziato a fare i compiti.
Come Rodari intuì nel 1961, la macchina può fare i compiti — ma non può insegnare a meravigliarsi. Questo progetto esplora come l'intelligenza artificiale possa diventare uno strumento nelle mani dei docenti: per personalizzare, per liberare tempo, per andare più in profondità.